Podcast Tips “Dawn Staley”

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Vi consiglio di guardare su Netflix l’episodio 5 di Playbook.
Dawn Staley raccontandoci la sua storia ci darà indirettamente una lezione di coaching e leadership.

Ascolta “Podcast Tips”Dawn Staley”” su Spreaker.

Trascrizione del podcast

Ciao a tutti, nuovo podcast tips, andate sul mio sito www.marcoprincipi.it per trovare materiale su mental coach e per ascoltare anche altri podcast.

Oggi vi voglio parlare di Dawn Staley che è, che è stata, una leggenda del basket femminile americano sia come giocatrice che come allenatrice.

Ho potuto conoscere la sua storia grazie alla miniserie che ti consiglio di guardare su Netflix che si chiama Playbook in cui alcuni allenatori si raccontano raccontano la loro storia e raccontano anche alcuni dei loro segreti.

È una serie molto interessante ci sono sport diversi ma per chi ama il mondo del basket del calcio penso che siano da vedere da vedere tutti che mi stanno simpatici o antipatici anche i protagonisti di questa serie.

Onestamente non la conoscevo perché non seguo tanto il basket femminile ma è forse il personaggio che mi ha colpito di più soprattutto per le sue regole.

Iniziamo dalla sua storia lei è una leggenda sia come giocatrice che come allenatrice. Ha vinto praticamente tutto non ha vinto solo una cosa come giocatrice ha perso la finale e si è ieri quindi finale.

In campo universitario vedo una cosa che l’ha ossessionata per anni continuava a riguardare la partita e non riusciva a superare e a comprendere quella sconfitta.

Solo nel tempo ha capito come uscirne e dice che ha completato il suo percorso quando è riuscito a vincere il titolo e insieme come allenatrice.

Parliamo delle sue regole che ho trovato veramente interessante e divertente la prima ho trovato molto divertente è quella di portare la propria palla. Cosa vuol dire. Vuol dire che con i ragazzini che vanno al campetto lo scarso non viene mai fatto giocare.

A volte alcuni di questi ragazzini si fanno furbi dicono ok non mi fanno giocare ma io porto il pallone se porto il pallone mi devono far giocare la stessa cosa ha fatto lei l’ha fatto lei perché amava il basket i suoi fratelli più grandi giocavano a basket nel campetto del quartiere e ne voleva andare a giocare con loro essendo donna essendo più piccola non l’avremmo mai fatta giocare e allora aveva iniziato ad andare con la palla.

Spesso i ragazzi non avevano la palla e quindi erano obbligati a farlo giocare con loro. Hanno scoperto scoprirono anzi che era molto forte e nello stesso tempo lei e diventò ancora più forte perché imparò alcuni segreti che si imparano solo creando il basket di strada e soprattutto i ragazzi che non volevano perdere con la donna giocavano con lei in maniera veramente dura e questo la fortificò tantissimo. Quindi se volete farvi furbi se volete entrare dove non mi fanno entrare. Portate la vostra palla.

Altro punto o regola molto importante che ci racconta è quella di uscire dalla propria zona di comfort. Lei dice adesso alle sue atlete voglio che tu sento a disagio. Non sarà facile e tutto nuovo ma è normale.

Questo perché nei suoi anni universitari quando faceva la giocatrice, veniva da una città, anzi da un quartiere di Philadelphia prevalentemente di persone afro americane era viveva in case popolari quelle che chiamavano Project.

Chi non è abituato a abituata a vedere gente bianca a parlare con loro e a socializzare con loro. E quando all’Università della Virginia mi sembra dove il 95 per cento dei frequentanti erano persone bianche quasi tutti i professori sono bianchi e non si va a integrarsi la timida non riesce a parlare.

E non riusciva a farsi invitare per questo pur essendo bravissima in campo aveva gravi problemi scolastici tant’è che la sua mentore la mise con le spalle al muro. Se continua così tu sei fuori. Non ci interessa che tu sia una grandissima atleta ma qualcosa università devi coniugare lo studio con lo sport.

Lei dopo qualche giorno di grande difficoltà e di voglia di mollare ha preso in mano il coraggio e decise di affrontare la sua chi chiese che cosa doveva fare. E la scrittrice tu devi uscire dalla tua zona di comfort tu devi metterti a disagio di fare le cose che non hai voglia di fare le cose che per te sono più difficili mentalmente ti devi aprire ti devi mettere a studiare. 

Devi essere un’altra persona ci sono mettendoci a disagio. Noi possiamo cambiare è davvero un cambiamento positivo. Quindi uscire dalla zona di comfort è fondamentale per questo. E lei capì subito il messaggio della sua insegnante e fece un cambiamento radicale.

Diventò una delle alunne più brave. E naturalmente l’atleta più brava. Questa perché era riuscita a sconfiggere le barriere della propria mente quindi uscire da questa zona di comfort e affrontare la vita gli imprevisti i problemi in maniera diversa. 

Un’altra regola interessante è quella delle 24 ore come detto prima Lei era ossessionata dalla sconfitta che aveva avuto nella finale del torneo e quando era una giocatrice e non riusciva a togliersi dalla testa per questo non voleva che le sue atlete avessero lo stesso problema quello di essendo tutte molto competitive di non sopportare una sconfitta o di esaltarsi troppo per una vittoria e quindi istituì la regola delle 24 ore. 

Quindi si hanno 24 ore per festeggiare o per riconciliare sulle sconfitte e poi si va avanti un’altra regola del coach è questa quella di lasciare indietro sia le cose negative che positive lasciamo indietro e andiamo avanti.

E poi forse una frase che mi è piaciuta tantissimo l’ho fatto pure un quadro e che lei a lei è servito tantissimo è ciò che ha ritardato non è negato. Quindi lei per superare questa ossessione che arriva della finale si è persa.

Gli fu consigliato di sentire questa frase la fece sua più che gli fu consigliato ciò che ritardato non è negato. Infatti alla fine anche con un ritardo di 15 20 anni lei è riuscita comunque a vincere il torneo e serie.

Quindi questa è una cosa che vale per tutti. Un fallimento un problema qualcosa che ci blocca non vuol dire che noi non riusciremo a fare quella cosa ma non riusciremo a superare un problema magari il nostro successo è solo ritardato. E solo una parte del processo che ci porterà a raggiungere il nostro obiettivo.

E questa secondo me è proprio la cosa più importante di tutta questa serie e della storia di. Quindi ricordatevi ciò che ha ritardato non è negato.

Marco Principi Coaching